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Dal 5 novembre, Geo, attivistə di Animal Rebellion Italia (dove gestisce il coordinamento interno) e di Extinction Rebellion Palermo - Sicilia, ha iniziato uno , perché

"Sono qui perché ho molta paura del futuro. [...]
Vorrei semplicemente pensare al futuro [...] penso al presente perché ho il terrore del futuro che mi aspetta. [...]
Sento che il nostro rapporto con il pianeta e le specie che lo abitano è diventato tossico. [...]
Dobbiamo guarire, insieme."

RT @ScientistRebel1
#ScientistRebellion converts science into global action!

This action in The Hague, with 50 scientists participating and 7 arrested, is just one of over 60 that have taken place over the last week.

Please help us pay for actions and legal defense: scientistrebellion.com/donate/

O come direbbe Arundhati Roy: "Un altro mondo non è solo possibile, è già per strada. In una giornata tranquilla, posso sentirlo respirare".

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Spesso questo peso sta solo nella mente, ma ogni tanto si materializza e diventa un peso che sento come un nodo in gola, o come un pugno nello stomaco. Diventa un magone con cui devo convivere. E ho bisogo di condividerlo con chi si domanda se un altro mondo è possibile.

Perché un altro mondo non solo è possibile, è anche necessario.

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Eppure al ritrono dal viaggio ho sempre il bagaglio più pesante della partenza.Non di robe materiali ma di esperienze, racconti e vissuti. Forse potremmo dire che è il bagaglio culturale ad aumentare di peso.

Portare a lungo un peso spesso si trasforma in sofferenza. La conoscenza è un peso che mi porto. È diventata un fardello quando ho realizzato che ho avuto la possibilità di acquisirla grazie ai miei privilegi. E che questo non è né scontato, né una colpa. Bensì una responsabilità.

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SCIOPERO PER LA VITA • lettera n.99 (12/02/2022)

Sono Marco e oggi partecipo allo

Spesso vengo confuso per un turista, ma io mi riconosco più in un viaggiatore.

La differenza?

Bhe, sono quel tipo di persona che viaggia letamente, con i piedi ancorati a terra e zaino in spalla con il minimo indispensabile. Su di me non hanno presa le attrazioni del turismo di massa e se fosse solo per me, i negozi di souvenirs sarebbero già tutti falliti.

Svolgere questo sciopero per me ha una grande importanza in quanto dedicare un piccolo momento della mia giornata a ricordare e lottare con il mio corpo per il diritto alla vita, credo sia il minimo indispensabile che io possa fare.

Anche la scrittura a mano quotidiana di queste lettere avrà una fine, ma lo sciopero no.

Finché sarò in vita e finché dentro me ci sarà abbastanza energia per continuare, non mollerò.

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E riflettendoci meglio, la bellezza della vita è anche questa.

Per quanto la morte faccia parte del ciclo naturale delle cose, la sofferenza evitabile non lo è.

Sono consapevole che qualcunə, da qualche parte nel mondo, sta soffrendo e non riesco a rimanere indifferente. L'indifferenza è una lama sottile dolorosa.

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SCIOPERO PER LA VITA • lettera n.98 (11/02/2022)

Sono Geo e questo è il novantanovesimo giorno di .

Ogni tanto penso a quell'uccellino che ho seppellito insieme ad alcuni bambini, davanti casa, circa una settimana fa. Oggi ho deciso di andare a trovare il luogo in cui riposa e non ho potuto fare altro che pensare alla morte, all'assenza, al vuoto.

Quando un individuo muore, il resto della vita va avanti. Perché è chiaro, un ciclo vitale ha un inizio e una fine.

Il corpo che lotta per le proprie e altrui libertà usa lo spazio per richiamare attenzione, per riscuotere l’opinione pubblica e la politica.
Io lotto per tutti i corpi, sfruttati e privati della vita che meriterebbero, lotto per il mio stesso corpo perché voglio restituito tutto lo spazio che mi spetta. Lotto con il mio corpo.

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Lo spazio fisico, d’altronde, è un paradigma esemplificativo dello spazio che i corpi più o meno occupano nella società, e qui potremmo parlare di gerarchia spaziale dei corpi, gli individui.
I soggetti che compiono l’azione, come dicevo prima, lo fanno occupando spazio: per le strade, nelle piazze, spesso anche tramite gesti di disobbedienza civile non-violenta.

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Mi spiego meglio: alla base di ogni teoria politica rivoluzionaria vi è la volontà di cambiare lo stato, oppressivo e discriminatorio che verte su dei corpi, in questo caso di animali umani e non-umani, analizzandone le varie problematiche, con la volontà di allargare lo spazio che possono occupare socialmente, quindi deprivarli dalla loro condizione subordinata.

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Oltre che tramite la parola, però, sono i corpi ad essere in primo piano quando si parla di attivismo, sia come oggetti della lotta, sia come soggetti per mezzo dei quali si compie l’azione.

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Ed è proprio questo che significa fare attivismo: rompere, rompere il quotidiano, rompere con il tradizionale, prendere coscienza dello status quo volendolo riformare. La rottura può avvenire lentamente, e tramite vari mezzi, anche semplicemente attraverso la divulgazione di una rivoluzione sistemica, come quella antispecista intersezionale.
La divulgazione può potenzialmente apportare delle fratture negli interlocutori donando loro stimoli nuovi, rompendo delle certezze e dei paradigmi.

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SCIOPERO PER LA VITA • lettera n.97 (10/02/2022)

Ciao, sono Alice. In queste foto svolgo un’azione molto semplice, occupo spazio, più precisamente nel cortile interno della mia scuola. Mi sono seduta lì, al centro, con il cartello dello , e ho subito notato certi sguardi incuriositi attorno a me, a causa di questo gesto, che per quanto simbolico, ha rotto per un minuto la loro quotidianità.

Ho paura che i miei figli non potranno vivere in una città sana, ma una città grigia e sempre più inquinata.

Con questo sciopero voglio farmi portavoce di molte persone che risentono del disagio di questi loghi abbandonati magari da oltre i 30 anni, che, invece, potrebbero essere rigenerati in modo molto più efficiente.

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Spesso questi luoghi pericolosi, ma affascinanti al tempo stesso, diventano covi per writers, rave e anche malviventi che deturpano maggiormente gli edifici creando montagne di immondizia che nessunə più smaltirà.

Da quando sono piccolo ho percepito sempre più crescente il fenomeno dell'inurbamento e della morte ecologica della mia città. Vedere sempre la formazione di nuovi cantieri e progetti edilizi mi atterrisce, mi rende triste, mi fa paura.

Si, ho paura!

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SCIOPERO PER VITA • lettera n.96 (09/02/2022)

Sono Kauê e oggi voglio raccontare le storie della mia città tramite lo .

La città di Milano e l'interland milanese sono pieni di luoghi dimessi e fatiscenti spesso dimenticati. Le istituzioni preferiscono occupare nuovi spazi e/o costruire su luoghi vergini, piuttosto che riadattare questi edifici scomposti della loro forma, soffocando cosi ulteriormente la cittá con asfalto e cemento.

Ci stanno negando il diritto alla vita e questo è inaccettabile, bisogna scendere in strada, ogni giorno.

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Oggi cinque di loro hanno iniziato uno sciopero della fame, l'ennesima azione estrema per cercare di farsi ascoltare. Le nostre vite sono a rischio, dobbiamo necessariamente prendere consapevolezza del pericolo e mobilitarci per ottenere le assemblee cittadine, l'unico vero strumento democratico in grado di attuare un cambiamento sistemico radicale dando voce a tutte le parti della società civile.

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Mentre accade tutto questo, alcunɜ attivistɜ di stanno a svolgere delle azioni di disobbedienza civile nonviolenta a Roma, per ottenere un incontro con il ministro della transizione ecologica e nonostante i vari rischi legali a cui stanno andando incontro, sono determinatɜ.

Oggi 5 di loro hanno iniziato uno sciopero della fame, l'ennesima azione estrema per cercare di farsi ascoltare.

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